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APRICENA Ha compiuto due anni il centro di solidarietà "Betania", attivato dall'amministrazione comunale, la parrocchia dei SS. Martino e Lucia e la Chiesa evangelica cristiana dei fratelli. Il centro è stato voluto come segno di carità del Giubileo del 2005 e luogo d'incontro per chi, per situazioni di vita o per povertà materiale, si trova ad affrontare la solitudine.
Da un anno in questo luogo ogni domenica si servono circa 30 pasti caldi per coloro che quanti non possono avere la possibilità di mangiare l'abbondante pranzo domenicale. «Betania - sostiene don Quirino Faienza, parroco di SS. Martino e Lucia - è un luogo familiare dove ciascuno viene chiamato per nome, non importa se apricenese, rumeno, polacco o albanese. Tutti ci sediamo alla stessa tavola per mangiare quello che a turno, coloro che hanno dato la disponibilità, preparano».
Tra i volontari, oltre ai gruppi della parrocchia o della Chiesa Evangelica, ci sono anche gruppi di amici e studenti delle scuole superiori. "Proprio questi ultimi - aggiunge il parroco - sono quelli che, nell'immaginario collettivo, la domenica stanno a dormire fino a mezzogiorno; invece li trovi a fare il loro servizio per dare un senso ad una domenica particolare».
Alcuni ragazzi del Liceo classico e del Liceo delle scienze della formazione dell'Isiss "Federico II" di Apricena commentano la loro esperienza: «Abbiamo avuto l'occasione di prendere parte ad una esperienza insolita e unica per noi: servire alla mensa di Solidarietà "Betania", coordinati dalla nostra professoressa di scienze. Abbiamo iniziato ad accogliere calorosamente gli ospiti mentre i tavoli andavano riempiendosi. Questa è stata per noi una grande opportunità: trascorrere insieme una giornata diversa e confrontarci con realtà meno fortunate della nostra. Per una volta abbiamo servito. anziché essere serviti. Abbiamo capito come basta poco per essere felici e soddisfatti di se stessi, donando agli altri piccoli gesti. Siamo tornati a casa con un qualcosa in più, magari più cresciuti, avendo imparato l'importanza della condivisione. Ci siamo ripromessi di ripetere a breve questa bellissima esperienza per ritornare ad offrire un sorriso a chi ne ha bisogno». Testimonianze analoghe giungono anche dalle terziare francescane: «Come è tradizione delle nostre case, anche a Betania si sente l'odore gradevole del sugo della domenica. Betania è, a nostro avviso, il luogo che non fa tanto rumore ma che annunzia la speranza che in questo nostro mondo c'è ancora posto per la dignità dell'uomo».
Betania si sta rivelando il luogo importante per chi viene servito ma molto di più per chi serve e si sente volontario. «È la fucina - conclude don Faienza - dove ognuno è chiamato a superarsi, a uscire fuori dagli schemi egoistici ed etichettanti nei riguardi dello straniero, per calibrare la propria carità-in-opere, in vista della solidarietà che va oltre il credo, la nazionalità e la condizione sociale».
Una solidarietà che non accenna a placarsi. E che i protagonisti del "Betania" assolvono con zelo.
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