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APRICENA Neanche l'incremento della disponibilità idrica nell'invaso dell'Occhito lascia speranze alla "Tenuta Bianchi". L'azienda conserviera di Apricena, nei giorni scorsi, aveva lanciato un grido di allarme sull'impossibilità di proseguire l'attività lavorativa per mancanza di erogazione di acqua da parte del Consorzio di bonifica della Capitanata.
Molti i rischi in ballo. Innanzitutto la scomparsa di una delle pochissime aziende di trasformazione di prodotti agricoli locali presenti sul territorio. Con la conseguenza che verrebbe a sfumare una buona fetta di valore aggiunto che attualmente resta in loco, specie tra i produttori agricoli locali, che forniscono la materia prima. Ma soprattutto, perderanno il posto di lavoro oltre 40 dipendenti, che da un paio d'anni si erano illusi di essere stati tra i pochi fortunati a trovare un posto di lavoro fisso e ora andranno ad aggiungersi ai tantissimi senza-lavoro di una provincia, quella di Foggia, ai primi posti della graduatoria nazionale per livello di disoccupazione.
Evidentemente proprio questa preoccupazione ha spinto il prefetto Sandro Calvosa a ritornare su una questione già affrontata lo scorso gennaio. Allora inviava una richiesta di chiarimenti sulla questione, alla quale il Consorzio rispondeva che «nessuna erogazione è stata concessa alla ditta (Tenuta Bianchi, ndr) in quanto nell'invaso della diga di Occhito, serbatoio da cui proviene l’acqua erogata, è presente una scarsa quantità di acqua, destinata completamente all'uso potabile».
A gennaio, secondo i dati in possesso alla stessa Prefettura, l'invaso conteneva meno di 30 milioni di metricubi d'acqua mentre attualmente il livello ha superato gli 80 milioni. Alla luce di questo incremento di disponibilità idrica, la prefettura ha chiesto al Consorzio di «riconsiderare la determinazione precedentemente assunta, accertando se sussistano margini per una possibile erogazione di acqua all'azienda interessata».
Da parte del Consorzio di Bonifica sembra che non ci sia alcuna possibilità. In un comunicato a firma del direttore generale Giuseppe D'Arcangelo, ha precisato che «la richiesta (inoltrata a gennaio dalla Tenuta Bianchi, ndr) non può essere soddisfatta perché non sussistono oggettivamente le condizioni per attuare la distribuzione idrica di competenza del Consorzio in tutta l’area a nord di Foggia, nella quale ricade lo stabilimento della società, a causa dell'insufficiente accumulo di acqua nelle dighe di Occhito e di Capaccio».
Secondo il Consorzio l'acqua ora disponibile è destinata, per legge, al prioritario uso potabile, per cui non solo l'opificio di Apricena ma circa 100mila ettari di terreni «oggi - si legge - non possono ricevere acqua con conseguenze da tutti facilmente immaginabili».
Evidentemente la quasi triplicata disponibilità idrica ha solo illuso l'azienda apricenese, destinata comunque a fare i conti con il sempre più concreto rischio della imminente chiusura. Anche perché intese a livello regionale allo stato attuale non permettono al Consorzio di bonifica di aprire il rubinetto per gli scopi irrigui.
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